Scopri le storie
Prosperità – Samia Yusuf Omar
Samia Yusuf Omar (1991–2012) è stata un’atleta somala diventata simbolo di coraggio, resilienza e diritto al futuro. Cresciuta a Mogadiscio durante la guerra civile, in un contesto in cui essere una ragazza e praticare sport era spesso ostacolato, Samia non rinunciò al suo sogno: correre.
Nel 2008 partecipò alle Olimpiadi di Pechino nei 200 metri. Arrivò ultima nella sua batteria, ma il pubblico le dedicò l’applauso più grande: la sua determinazione trasformò quella corsa in un simbolo di speranza per tante giovani donne.
Tornata in Somalia, tra minacce e assenza di possibilità concrete per continuare ad allenarsi, decise di intraprendere un viaggio verso l’Europa in cerca di un futuro migliore. Nel 2012 perse la vita nel Mediterraneo durante la traversata.
La sua storia continua a vivere grazie al romanzo Non dirmi che hai paura e al ricordo di chi vede in lei il diritto di ogni persona a coltivare il proprio talento. Samia rappresenta la P di Prosperità, perché ci ricorda che prosperare non significa solo avere benessere economico, ma anche poter inseguire i propri sogni, muoversi liberamente e costruire il proprio futuro senza discriminazioni.
Persone - il punto di vista della Gen-Z
Riccardo rappresenta la voce di una generazione cresciuta tra grandi incertezze e grandi paure. È lo sguardo di tanti ragazzi e ragazze della Gen-Z, che osservano un mondo attraversato da crisi ambientali, guerre, incertezze economiche e cambiamenti rapidissimi.
Da una parte c’è la paura: quella di non trovare il proprio posto, di non essere abbastanza, di dover diventare qualcuno di diverso per essere accettati. Dall’altra, però, c’è anche una forte voglia di restare autentici, di non rinunciare ai propri sogni e alla propria identità.
La sua storia racconta una domanda che accomuna molte persone giovani oggi: come si costruisce il proprio futuro senza perdere sé stessi?
Riccardo rappresenta la P di Persone, perché ci ricorda che mettere al centro le persone significa ascoltare emozioni, fragilità e desideri delle nuove generazioni, creando un mondo in cui ciascuno e ciascuna possa sentirsi accolto, valorizzato e libero/a di essere sé stesso/a.
Pianeta - Wangari Muta Maathai
Wangari Muta Maathai (1940–2011) è stata un’attivista ambientale, biologa e politica keniota che ha dedicato la sua vita alla difesa della natura e dei diritti delle donne.
Nel 1977 fondò il Green Belt Movement, un movimento che univa la tutela dell’ambiente all’emancipazione femminile. Coinvolgendo migliaia di donne e comunità locali, contribuì alla piantumazione di milioni di alberi per contrastare deforestazione, erosione del suolo e povertà.
Nel 2004 ricevette il Premio Nobel per la Pace, diventando la prima donna africana a ottenere questo riconoscimento. La sua storia dimostra che proteggere il pianeta significa anche costruire giustizia sociale e futuro.
Wangari rappresenta la P di Pianeta, perché ci insegna che ogni piccolo gesto può generare cambiamenti enormi: piantare un albero, proteggere un territorio, scegliere di prendersi cura del mondo passo dopo passo.
Pace – Women Wage Peace
Women Wage Peace è un movimento nato nel 2014 da donne israeliane e palestinesi che hanno scelto di unirsi per chiedere la fine della guerra e costruire percorsi di dialogo.
La loro forza sta nella perseveranza: indossano abiti bianchi e azzurri e marciano insieme lungo strade e territori segnati dal conflitto, creando simbolicamente ponti tra persone, culture e religioni diverse. Nel movimento convivono donne ebree, musulmane, cristiane, religiose e laiche, unite da una convinzione comune: la pace si costruisce insieme.
Con il tempo, la loro voce è diventata un simbolo internazionale di resistenza non violenta e partecipazione civile. La loro storia ci ricorda che anche nei momenti più difficili il dialogo può diventare un atto di coraggio.
Women Wage Peace rappresenta la P di Pace, perché dimostra che la pace non è qualcosa di astratto: nasce da persone reali che scelgono di non arrendersi all’odio.
Partnership - Il topo e la montagna
Il topo e la montagna è una favola scritta da Antonio Gramsci che racconta la storia di un piccolo topo deciso a impossessarsi di tutto il grano custodito nella montagna. Accecato dall’avidità, il topo scava senza sosta pensando di poter ottenere tutto da solo.
La montagna cerca però di fermarlo, ricordandogli una verità semplice ma importante: nessuno può sopravvivere senza equilibrio, rispetto reciproco e collaborazione.
La favola diventa così una metafora potente della P di Partnership: nessuna persona, comunità o società può affrontare le sfide da sola. Per costruire il futuro servono alleanze, ascolto e responsabilità condivisa.
Come nei cammini percorsi insieme, il messaggio è chiaro: il topo rappresenta l’illusione di bastare a sé stessi, mentre la montagna insegna che solo collaborando possiamo costruire qualcosa che duri davvero.